Gli articoli proposti per la pubblicazione sulla
rivista dovranno pervenire alla redazione (indirizzo in terza di copertina su
ogni numero della rivista oppure casella postale n° 9 - 61121 Pesaro PU) sia su supporto cartaceo che su supporto informatico
nei formati “Word per Mac”, possibilmente versione 5.1 o “Rich Text Format”
(opzione disponibile in tutte le versioni di Microsoft Word: dal menù
“file”, voce “salva con nome”, selezionare “tipo file”: “Rich Text Format”).
Assieme al testo, corredato di note, dovrà pervenire
anche l'eventuale materiale iconografico, corredato da didascalie.
Gli articoli che la direzione decidesse di non
pubblicare non verranno restituiti agli autori.
La direzione si riserva di proporre tagli,
approfondimenti o modifiche.
Il contributo non potrà, salvo preventivo accordo con
la direzione, superare i 45.000 caratteri (spazi inclusi). Nel computo si
comprendano le immagini in ragione di 2.000 caratteri ciascuna.
La rivista ha scelto di collocare le note a fine
articolo, valutando che sia bene riservarle a bibliografia e fonti.
Verranno inviate agli autori, per la correzione,
solamente le prime bozze.
Gli autori sono pregati di attenersi al meglio alle
norme che seguono, e, per quanto qui non espresso, allo stile della rivista. La
redazione, comunque, collabora attivamente con gli autori per sciogliere i
dubbi e risolvere i problemi che si potessero presentare.
Testo
Nel testo i titoli di opere citate vanno in corsivo;
i titoli di periodici vanno tra virgolette doppie ("…"); anche i
brani citati vanno indicati tra virgolette e giustificati con nota a pie' di
pagina o in fondo all'articolo. I numeri delle note vanno in esponente, prima
della punteggiatura, lasciando uno spazio tipografico a sinistra.
Es.:
Gaal e i
cavalieri, dopo la battaglia di Moor 1, si incontrarono con Uberto 2.
Note
Nelle citazioni in nota di opere a stampa e di
manoscritti e documenti d’archivio si adottano i seguenti criteri:
Opere a stampa
Volumi monografici: nome dell'autore puntato e
cognome per esteso, titolo completo in corsivo, eventuale numero del volume,
casa editrice, luogo di edizione e anno, pagina o pagine di riferimento.
Es.:
D. Roche, Storia
delle cose banali. La nascita del consumo in Occidente, Editori Riuniti,
Roma 1999, p. 41
Volumi miscellanei: si indica, in luogo dell'autore,
il curatore seguito dall'indicazione "(a cura)"
Es.:
M. Cellini (a cura), Giovanni Maria Luffoli. Notizie e documenti d'archivio,
Società pesarese di studi storici, Pesaro 2002.
Nel caso di più autori o curatori, i nomi vanno dati in sequenza separati da virgole (es.: G. Patrignani, C. Barletta, Collezioni e collezionisti a Pesaro. Inventari di quadrerie dal cinquecento all'ottocento, n. 8 di "Pesaro città e contà").
L'indicazione della casa editrice è consigliata nel caso di edizioni reperibili sul mercato, oppure nel caso di enti ai quali è presumibile si possa richiedere l'opera; è perfettamente inutile invece indicare lo stampatore (salvo che per i testi antichi: in questo caso l'indicazione è facoltativa).
Articoli in volumi di atti o miscellanei: nome
dell'autore puntato e cognome per esteso, titolo dell’articolo completo in
corsivo, titolo del volume in corsivo preceduto da "in", indicazione
"atti convegno", tra parentesi luogo e data del convegno, casa
editrice, luogo di edizione e anno, pagina o pagine di riferimento.
Es.:
F. V.
Lombardi, I conti Doria di Sassocorvaro (1510-1626), in Sassocorvaro:
istituzioni e società dal 1500 al 1900, atti convegno (Sassocorvaro, 26
settembre 1992), Sant'Angelo in Vado 1993, pp. 5-29.
G. Boiani
Tombari, Interventi seicenteschi per Santa Maria Nova. L'opera del Luffoli
per l'altare Buffi, in M. Cellini (a cura), Giovanni Maria Luffoli.
Notizie e documenti d'archivio, Società pesarese di studi storici, Pesaro
2002, p. 71 (se già citato: in Giovanni Maria Luffoli cit., p. 71).
Articoli su periodici: nome dell'autore puntato e
cognome per esteso, titolo completo dell’articolo in corsivo, indicazione
(preceduta da "in") del periodico fra virgolette doppie, numero,
anno, e/o altre indicazioni (come annata, fascicolo) atte a individuare
esattamente la pubblicazione, pagine.
Es.:
R. P.
Uguccioni, Note sull'occupazione austriaca del 1849 nella legazione di
Urbino e Pesaro, in "Pesaro città e contà", 13, 2001, p. 98.
F. Zeri, Una
natura morta di Federico Barocci, in "Notizie da Palazzo Albani",
XII, 1983, 1, pp. 161-163.
Opere manoscritte e documenti d’archivio
Nel caso di opere manoscritte, ci si comporta come
per i testi a stampa, sostituendo all’indicazione dell’edizione quella
dell’istituto di conservazione.
Es.:
D.
Bonamini, Abecedario degli architetti e pittori pesaresi, Biblioteca
Oliveriana Pesaro, ms. 1009, cc. 2r-24v.
Per i documenti d’archivio si indichino: nome
dell’archivio, nome del fondo in corsivo, nome della serie in tondo, segnatura
archivistica (busta, registro, volume), carte o pagine (o, se il pezzo non è
cartolato, elementi atti a individuare il documento).
Es.:
Archivio
di Stato di Roma, Buon Governo, s. IV, vol. 917, pp. 183-203.
Archivio di Stato di Pesaro, Legazione, Lettere dalle comunità,
Montefeltro, b. 34, Lettera del podestà, Montecerignone 1 dicembre 1667.
Nel caso di ulteriori citazioni di una stessa opera,
sia per le opere a stampa che per i manoscritti, sufficiente indicare il
cognome dell’autore, le prime parole del titolo dell’opera in corsivo seguite
dall’abbreviazione "cit." e il riferimento alla pagina. Se non è
individuabile un autore, o nel caso di opere curate, saranno sufficienti le
prime parole del titolo:
Es.:
A. degli
Abbati Olivieri, Memorie di Pesaro, Bop, ms. 930, cc. 35r sgg. (nella
prima occorrenza); Degli Abbati Olivieri, Memorie cit., c. 56r (in
occorrenze successive).
Rapporto
di stima dei beni di Bianca Mosca, in Asp, Np, Perotti Alessandro, vol. 1875, cc.
221-301 (nella prima occorrenza); Rapporto di stima cit., c. 222v (in
occorrenze successive).
Lombardi, I conti Doria cit.,
p. 26.
Giovanni Maria Luffoli cit., p. 18.
Illustrazioni
Se l’articolo prevede illustrazioni, queste vanno
vanno accompagnate da didascalie a parte, numerate progressivamente.
In calce all'articolo, in caso di referenze
fotografiche, va indicata la fonte dell'illustrazione proposta, con nome del
fotografo o dell'archivio, seguito dal luogo, oppure la fonte bibliografica con
titolo abbreviato e anno di pubblicazione.
Es.:
1, 2, 5
Michele Sereni, Pesaro; 3, 4 Zampetti, Pittura nelle Marche cit., IV,
1991.
L'autorizzazione alla pubblicazione delle immagini,
ove necessaria, sarà di norma preventivamente acquisita dall'autore.
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Le norme adottate da “Pesaro città e
contà” per la pubblicazione di fonti manoscritte inedite in latino e in volgare
si ispirano ai criteri comunemente adoperati dagli
editori di fonti documentarie, salvo per ciò che concerne il trattamento dei
testi in volgare.
In generale:
- si sciolgono tutte le
abbreviazioni, con la possibilità di adoperare le parentesi tonde per
scioglimenti dubbi.
- le lacune si indicano con puntini di sospensione fra parentesi quadre;
l'integrazione di lacuna è posta anch'essa tra parentesi quadre ([...]).
- eventuali integrazioni
dell'editore sono comprese tra parentesi uncinate (< >).
- gli spazi bianchi nell'originale
sono resi con tre asterischi (***).
- la punteggiatura, le maiuscole, i
segni diacritici (apostrofi, accenti, ecc.), la divisione delle parole sono applicati secondo criteri moderni.
Per quanto
riguarda il latino, la grafia è fedelmente riprodotta, con due sole
eccezioni: si trascrive j con i; si distingue tra u e v
secondo la pronuncia moderna (es: vacuus, e non uacuus).
Compito dello storico, nel
riportarsi alle fonti e nel riferirle, è di proporne la più corretta e
intellegibile interpretazione (che è poi la ragione per cui si
interviene su punteggiatura e maiuscole). Conservare acriticamente tutte
le più minute peculiarità grafiche del documento è più
spesso un ostacolo che un aiuto alla comprensione. Considerando inoltre
l'interesse non specificatamente linguistico o diplomatistico della rivista, la
redazione ha deciso, nell'edizione di documenti in volgare, di
allontanarsi dalle norme dei diplomatisti per avvicinarsi piuttosto all'uso
degli editori dei testi letterari, che ammettono eccezioni alla regola della
totale corrispondenza grafica tra manoscritto e edizione.
Sul loro esempio si eliminano tutte
le particolarità che siano puramente grafiche e che non abbiano riscontro negli
usi moderni:
- si elimina la i, dopo c, g palatale e dopo i nessi gn, sc
quando la scrittura attuale la rifiuta (rocce, piogge, lascerà, ognuno, invece
di roccie, pioggie, lascierà, ogniuno);
- si introduce
la i diacritica dopo gl e c, g palatali davanti ad a,
o, u (voglia, ciascuno, giuoco, invece di vogla, cascuno, guoco);
- si riducono i nessi -lgl- e -ngn- a -gl- e -gn- (giglio,
ognuno, invece di gilglio, ongniuno);
- si elimina la h
etimologica o paretimologica tanto in posizione iniziale che interna (ora,
uomo, talora, invece di hora, huomo, talhora);
- si elimina la h
superflua negli allografi ch, gh, th (poco, priegare, invece di pocho,
prieghare);
- si ripristina il grafema h
quando sia necessario distinguere voci del verbo avere (o = ho) e
a contrassegnare interiezioni (ai = ahi);
- si attualizza l'alternanza n/m
davanti a labiale e, quando occorra, anche davanti a q, s, o in
posizione terminale (dunque invece di dumque, finiron invece di finirom);
- si trascrivono con -zi i
gruppi -ti e -tti seguiti da vocale (grazia,
orazione, essercizi, invece di gratia, oratione, essercittii);
- si risolvono in e davanti a
consonante, et davanti a vocale, le conviventi e, et, & (resa
grafica di et) 7 (segno tironiano per et);
- si trascrivono con c sia k
che, quando occorra, q (cavaliere, alcuno invece di kavaliere,
alquno).
Queste norme costituiscono il quadro
di riferimento generale, peraltro nella consapevolezza che ogni testo
costituisce un unicum e che le più svariate ragioni possono quindi
suggerire, di volta in volta, l'impiego di soluzioni diverse. La redazione
della rivista collabora con gli autori per raggiungere i migliori risultati. A
tal fine si consiglia di fornire, insieme alla trascrizione, anche la fotocopia
dell'originale.
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